“E’ terribile sopravvivere ai propri figli”, dice la madre di Gavin, qualche istante dopo la morte del figlio malato terminale di aids, morte provocata per pietà dagli amici. Ma la sopravvivenza sembra terribile anche per gli amici, in questo film bellissimo perché tremendamente vero, vero come la vita quotidiana, come il dolore quotidiano, come l’amore e l’amicizia che si trovano difficilmente ma che invece si perdono facilmente. Nel film non c’è nulla di gratificante, anche sulle scene d’amore, molto esplicite, c’è come una cappa di piombo che impedisce alla gioia di alzarsi. Anche le scene nella discoteca gay, tra droga e sesso, sono opprimenti e fanno star male, come succede ad un protagonista. La morte, sembra dire il regista, riassume un po’ tutto il dolore che ci portiamo addosso. La morte forzata di Gavin sembra avere innescato e fatto esplodere questo dolore.. Ma alla fine, se non scappiamo, se non ci facciamo sommergere, se riusciamo a resistere, possiamo ancora vincere e continuare a vivere.
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Gran bel film, attori molto bravi. Le psicologie dei personaggi sembrano un pò alla rinfusa a prima vista, invece sono trattate molto bene ed in profondità. La storia non è delle più allegre ma trasuda realismo e coraggio, lo stesso coraggio che hanno i protagonisti nell’affrontare il dolore anche quando sembra che lo rifuggano.