Tutto parte da un documento originale estratto dagli archivi dei tribunale di Cape Town, datato 18 agosto 1735 (prima della Rivoluzione Francese quindi), che attesta la condanna a morte di due prigionieri che vivevano confinati nei carcere duro di Robben Island accusati di sodomia. Il marinaio olandese Rijkhaart Jacobsz e il nero sudafricano Khoi sono i veri protagonisti della visionaria ricostruzione che Greyson ha filmato sulle coste dei Sud Africa, sotto la guida esperta dei co-sceneggitore e attivista locale Jack Levvis. Girato con un budget da vero indipendente, circa 500.000 dollari e in digitale la fotografia di Giulio Boccari riesce con la sua nitida bellezza a non far rimpiangere la pellicola
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Film interessante, forse un po’ stiloso, patinato, non so, mi ha dato quest’impressione, forse per via di questi ”spruzzi” di modernità inseriti in un contesto che non ci azzeccava nulla, o forse per via della sceneggiatura che odora di già visto. Devo dire, però, che non mi è dispiaciuto, mi aspettavo qualcosa in più. Tastiamo troppa sufficienza, anche per quanto riguarda la recitazione, ma alla fine è sempre bello trovare testimonianze del genere che non vengono mai raccontate e/o citate, sempre se si tratta davvero di una storia vera.
mah.. è vero che somiglia a tratti a “sebastiane” di derek jarman, film che detesto, quindi NON è una nota di merito. tuttavia mi ha ricordato anche l’algida astrazione di “dogville”, richiamo ben più positivo.. nel complesso è sicuramente un film interessante per chi ama esplorare la storia, anche specificamente lgbt, come è il mio caso, e dopo un avvio un po’ incerto mano a mano che si procede nella visione si viene presi sempre più. il voluto inserimento continuo di elementi moderni, credo motivati dalla volontà di dare un’aria di astrazione e surrealtà, può disturbare, ma stilisticamente è interessante.. siamo alle “converse” inserite alla sorniona da sofia coppola in un’inquadratura di marie antoinette, moltiplicate per 100.. 😉 in conclusione, senza infamia e senza lode.
In teoria bella storia ma la realizzazione del film è una squallida imitazione stilistica di quelli di Derek Jarman… un completo plagio.
Vale una visione questo bel film che ci racconta una storia di passione proibita nel 1700 che termina nel peggiore dei modi.
Le immagini del presente si uniscono a quelle del passato rendendo interessanti le riprese, e la storia forte e tragica di amore omosessuale è di sicura presa sul pubblico: è raccontata senza smancerie, asciutta ma con uno sguardo alla vita sociale del secolo.
Convincente il rapporto tra i due prigionieri: passionale e animalesco (nel significato positivo di questo termine)
grazie per averci raccontato il finale….
La visionaria ricostruzione del film, potrebbe dare sensazioni forti, per questo amore nato tra le mura di un carcere. A mio avviso morire per amore, è un dono così grande che bisogna saperlo descrive in intimità con immagini che devono colpire il cuore delllo spettatore…….manca questo……..
axx, attenzione se lo scaricate….c’è un altro film intitolato Proteus!